Bird On A Wire

This film was lost for 38 years. The refinding of this film was a miracle.
(“Questo film è stato perso per 38 anni. Il suo ritrovamento è stato un miracolo”)

Bird On A WireUna pellicola persa per 38 anni, dopo le vicissitudini cui è andato incontro il regista Tony Palmer per crearlo, tra problemi manageriali e di esigenze artistiche diverse, che hanno fatto di questo film un tesoro sepolto per 38 anni, la cui riscoperta nella stanza di una vecchia casa di hollywood dal manager di Frank Zappa sembra un dono. Un dono arrivato al momento giusto, perché se fosse stato scoperto 5 anni prima non sarebbe potuto venire alla luce, perché non esistevano ancora le tecnologie necessarie a rimetterlo in vita; arrivato al momento giusto anche perché nel 1972, ai tempi della realizzazione Leonard Cohen, il protagonista, ne aveva fatto posticipare l’uscita perché riteneva il film “too confrontational” (“troppo conflittuale”) e voleva fosse rivisto. D’altra parte lo stesso Cohen aveva fatto come unica richiesta a Palmer, quella di non rendere il film una celebrazione delle canzoni più facili, che parlano d’amore e di ragazze, come Suzanne, ma di sottolineare il fatto che ogni sua canzone avesse un margine politico, e la sua politica era assolutamente pacifista, sarebbe stato impossibile quindi per lui accettare il conflitto. Il conflitto in quelle immagini difficili che ritraggono membri della sicurezza in rivolta contro il pubblico e quelle scene della guerra in vietnam che sembrano appartenere ad un altro mondo rispetto a quello mostrato per i 106′ del film. E la richiesta del protagonista è stata rispettata in ogni fotogramma, come è stata rispettata quella del regista che da parte sua gli disse: “Ok, but you have never to close the door.” (“Non devi chiudere mai la porta”).
Ciò che rende il film così particolare infatti non è solo la storia che ne ha portato alla finale realizzazione, non è solo il fatto che ogni pezzo di pellicola sia stato ripulito e riunito in mesi e mesi di lavoro recuperato dopo che sembrava perso per sempre, non sono solo le immagini, non è solo la voce di Cohen. Questo film trasporta nei paesi che riprende, nelle situazioni quotidiane di una band in tour nel ’72, e lo fa morbidamente, dandoci l’impressione che quella porta sia effettivamente rimasta aperta, permettendoci di conoscere piccoli mondi così spesso nascosti, nei backstage e nelle strade percorse dai musicisti. Guardando Bird on a wire ci si sente immersi in ciò che si vede, ma senza sentirsi di troppo. Tutto sembra estremamente intimo, merito anche della voce di Leonard Cohen, la sua stessa voce Leonard Cohen usata come se fosse uno strumento, in aggiunta alla chitarra, pacata ma incisiva, in grado di raccogliere le emozioni più profonde dal fondo di chi le ascolta ad ogni minima sfumatura.  Ciò che più conta però è che questo film trasuda amore da ognuno dei 16 mm della pellicola utilizzata per realizzarlo. C’è amore nei primi piani, per i volti e nei volti ritratti dalle inquadrature ravvicinate e lunghe minuti che carpiscono dagli occhi e dai sorrisi emozioni di ogni genere, c’è amore nei colori delle immagini che si accompagnano perfettamente alla musica e nella musica che Cohen e il suo gruppo suonano, la stessa per cui lui stesso è pronto a smettere di suonare e ricominciare da capo se si rende conto di interpretarla senza emozionarsi, c’è amore per quel tempo, tra i protagonisti stessi, e il finale del film è la perfetta conclusione di una lenta ascensione emozionale, pronta ad esplodere con gli occhi di chi è nello schermo. La fusione tra immagini e suoni è perfetta, non si sovrastano, ma si scoprono l’una con l’altra e rivelano perle (la commovente versione di “So long, Marianne“). Il folk che contorna la voce malinconica di Cohen, narrante poesie di emarginazione e di solitudine, crea una sensazione paradossale di comunione ed unione, che non si rivela però nient’altro che una consolazione nel sapere che siamo insieme nella mortificante realtà. Perché Cohen canta la disperazione, le sue parole esprimono drammi e ciò si rivela negli strascichi dei suoi sorrisi che sembrano nascondere sempre qualcosa di amaro e nei toni cupi della sua voce e degli arragiamenti delle sue canzoni, essenziali, scarni, ma profondi, trascinanti e trascinati.
Un film che merita una visione compartecipe alle emozioni dei protagonisti, che vale gli anni per cui si è fatto attendere e che ci regala la visione di momenti musicali pieni di emozioni ed onestà artistica, ormai sempre meno riscontrabili, anche nel rock.

Recensione di Bird on a Wire

© Elettra Tovo

 

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